giovedì, luglio 16, 2009

Viaggio in USA: Salt Lake City

17-18 agosto 2005

Il 17 agosto abbiamo lasciato il parco di Yellowstone e siamo partiti alla volta di Salt Lake City... dopo tanti parchi entrare in una città ci è sembrato veramente difficile. Dall'autostrada non capivamo neppure quale uscita prendere. Le vie infatti sono quasi tutte numeriche, numeri seguiti da un punto cardinale. per orientarsi il trucco è conoscere il criterio, cosa che noi abbiamo imparato solo dopo. A complicare le cose il fatto che a non tutte le vie corrisponda un’uscita. Insomma la soluzione migliore è stata quella di prendere un'uscita “a caso” per poter chiedere al primo passante "per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?". Alla fine abbiamo capito che era più semplice di quello che ci sembrava.
U
n giorno e mezzo a Salt Lake City è veramente tanto, la città non offre molto, a parte un veloce giro della città con visita alla zona del Tempio mormone. Qui siamo rimasti stupidi dal gran numero di coppie di sposi che si fanno fotografare in equilibrio sulla fontana.

Un gruppo
formato da così tante donne che cosa poteva fare? Ovviamente fare commenti sulla sposa e soprattutto sul vestito! Ci siamo anche chiesti se per caso si trattasse di un giorno speciale (è un giovedì) o se fosse una cosa normale. Abbiamo poi saputo che le coppie qui a SLC si sposano tutti i giorni, tranne la domenica e il lunedì.

Nel Tempio non si può entrare, ma abbiamo gironzolato per il giardino curatissimo, poi abbiamo contattato una guida per una visita gratuita in italiano (è possibile averne in ben 30 lingue!). La visita è gratuita perché a SLC sono presenti molte missionarie
mormoni che per 18 mesi prestano opera di volontariato e poi fanno ritorno nel loro Paese. Abbiamo conosciuto anche una missionaria italiana, ma a farci da visita è stata una ragazza americana. La visita è stata piuttosto interessante anche perché, pur non condividendo la religione, aiuta a comprendere lo spirito religioso della città e la sua storia. Lasciato il Tempio volevamo salire sul tetto-giardino dell’edificio di fronte, ma l’accesso è consentito solo nell’ambito di una visita guidata, questa volta solo in inglese. Abbiamo iniziato la vista dell’edificio con l’Auditorium (che ci hanno mostrato tre volte, una per piano), poi le sale, i quadri, le sculture... insomma quando finalmente siamo arrivati sul tetto non ne potevamo più e siamo andati via.
Per riprenderci ci voleva del sano shopping! Pranzo veloce ad un fast food, poi siamo entrati nei due centri commerciali che si trovano in Main Street: una delusione, vendono roba orrenda e del tutto fuori moda. Per recuperare siamo andate verso il Gallivan Center dove abbiamo trovato negozi alla moda e fatto acquisti convenienti.

martedì, luglio 14, 2009

Viaggio in USA: Yellowstone

14-16 agosto 2005

Finamente Yellowstone. Un viaggio di trasferimento molto lungo, anche perché Yellowstone rappresenta il punto più a nord del nostro viaggio on the road. Il viaggio si è concluso a NY, ma nella Grande Mela siamo giunti in aereo... quindi non conta.

Nel parco siamo arrivati dall’entrata Ovest e la prima tappa è stata al West Village. Un po' per sgranchirci le gambe, un po' per gironzolare tra i negozietti. Se tra vetrine e scaffale vi aspettate di trovare Yogi e Bu Bu rimarrete delusi. Dei simpatici orsi che nella nostra infanzia erano il simbolo stesso di Yellowstone non c'è traccia. Anche se a dire il vero il parco nel quale sono collocati in realtà sarebbe quello di Jellystone, un parco di fantasia che si ispira a Yellowstone.

Qui la natura si presenta in tutta la sua potenza, una natura che sa stupire come la puntualità con cui Old Faithful il più celebre dei circa 300 geyser che a intervalli regolari spara in aria il suo getto di acqua calda.
Questo parco, il più antico degli USA, è molto amato dai motociclisti. Come non lasciarsi tentare da una fota in sella ad una mitica Harley Davison? Una ragazza non ha resistino, ma la foto ha avuto un epilogo poco piacevole, nello scendere con una gamba ha sfiorato la marmitta calda e si è bruciata. Dopo le cure del caso, con tanto di visita medica e ricerca della pomata al supermercato, abbiamo proseguito la visita del parco seguendo la strada verso West Thumb, costeggiamo poi il lago, lo Yellowstone River, quindi abbiamo girato verso Norris e da qui verso Nord per raggiungere Gardiner, dove ci attendeva un Super 8 per tre notti. Prima però è stato un susseguirsi di incontri ravvicinati con animali: alci, bufali, cervi.

La mattina ci siamo divisi in due gruppi, alcuni hanno preferito fare rafting altri una cavalcata nel parco.
Io ho scelto il cavallo, una passeggiata in compagnia di un cowboy durata oltre 2 ore e mezzo, che hanno messo a dura prova le nostre gambe... e non solo. Comunque una passeggiata bellissima, che ci permesso anche di incontrare un lupo.
Tutti indolenziti a fine cavalcata ci siamo dedicati alla visita delle Mammoth Hot Spring.
L’altro gruppo invece ha fatto l’escursione lungo il Grand Canyon di Yellowstone e nella zona del lago.

Un giro che noi abbiamo fatto il giorno seguente con una bella escursione che ci ha portati fino al Natural Bridge. Molto carino e suggestivo, ma attenzione... il cartello di inizio sentiero dice ¼ di miglio ma in realtà è molto più lontano, sono almeno 30-40 minuti di cammino.
Il parco di Yellowston si estende su tre stati: Wyoming, Montana e Idaho, e prende il nome dal fiume e dal lago omonimi. Lo Yellowstone è solo uno dei tanti corsi d'acqua che attraversano il Parco. Yellowstone è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1872 e dal 1978 è tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco.

domenica, luglio 05, 2009

La Statua della Libertà riapre al pubblico


E' stato un giorno dell'Indipendenza molto significativo quello che si è celebrato a New York lo scorso 4 luglio. Un giorno nel quale la città si è scrollata di dosso una delle paure del dopo 11 settembre. E' stato infatti riaperto al pubblico l'accesso alla corona della Statua della Libertà, una riapertura che segue di qualche anno quella del piedistallo e del ponte d'osservazione, entrambi esterni alla statua. A salire i 168 gradini che permettono di accedere al "cuore" e alla "testa" del monumento solo 30 visitatori l'ora.

A dare il via agli ingressi il sindaco di New York, Michael Bloomberg, il vice segretario alla sicurezza interna, Jane Holl Lute e il governatore dello Stato, David Paterson, il quale ha detto che "Questa statua rappresenta la speranza. Ha resistito alle guerre e agli attentati dell'11 settembre. Esprime la fiducia della gente in un futuro migliore"

Per ammirare il panorama di New York da questa posizione privilegiata non basterà mettersi in coda per assicurarsi il biglietto. L'accesso a Lady Liberty dipende da un'altra figura femminile... la dea bendata. Già perché saranno solo i fortunati estratti a sorte che avranno diritto ad accedere.

E tra due anni l'accesso verrà chiuso nuovamente per consentire una serie di lavori necessari ad aumentare il livello di sicurezza.



sabato, luglio 04, 2009

Viaggio in USA: Cambio di programma

12- 13 agosto

Meglio soli che male accompagnati. Un proverbio che cela tanta saggezza.


Nel caso specifico ad accompagnarci male è stata una ragazza, che per tutto il viaggio ha tentato di comandare sugli altri e portarli a fare quello che diceva lei, cioè lasciare i parchi per dedicarsi alle città. Una mente perfida e diabolica che l'ha portata a creare tensioni continue nel gruppo seminando zizzania, parlando male e dando la colpa di tutto a me. Io, forse un po' ingenua e fiduciosa delle persone, me ne sono accorta troppo tardi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e metterla allo scoperto è stata la sera del Bryce Canyon. E' ripartita portandosi dietro le altre macchine e fregandosene del fatto che la mia fosse rimasta indietro e come se ciò non bastasse ha condotto parte del gruppo nel motel sbagliato... nella città sbagliata, aiutata anche dal silenzio dei cellulari.

Quando finalmente siamo tornati in contatto ci hanno raggiunto, ma era piena notte. Un episodio che ha creato molto malcontento, ma la sua manovra di far apparire me come resposabile non è servita a molto. La mattina seguente abbiamo parlato tutti a lungo e siamo giunti ad una decisione condivisa. Lei e altre 3 ci avrebbero lasciato per raggiungere New York, noi invece abbiamo deciso di annullare le tappe in programma e puntare direttamente verso Yellowstone per dedicare il giusto tempo alla visita di questo parco.


E' stata la scelta migliore. Lasciate le quattro separatiste a Salt Lake City il viaggio è andato avanti alla grande in piena armonia

venerdì, luglio 03, 2009

Viaggio in USA: Bryce Canyon

12 agosto 2005
Giornata cruciale per il viaggio... cruciale ma anche un punto di svolta.
Al nostro risveglio a Page alcune ragazze, le stesse che sono giorni che rompono le scatole, avevano deciso di fermarsi a Page e mandare a monte l'itinerario in programma. Un idea all'insegna del relax sul lago.. In realtà il loro obiettivo era quello da tempo.... ne avevano le scatole piene dei parchi e volevano fermarsi nelle città. Perché allora scegliere un viaggio nei parchi? Questo non lo capirò mai.
Per raggiungere il loro obiettivo hanno tenato di convincere altre persone e ci erano quasi riuscite, ma la sorte giocava contro di loro.

Fermarsi a Page infatti non si è rivelato possibile perché era tutto prenotato. Loro malgrado hanno dovuto adeguarsi al programma prestabilito e proseguire verso il Bryce Canyon, ma con il "muso" e un atteggiamento da boicottaggio.

La prima cosa da dire è che il Bryce Canyon, nonostante il nome, non è un canyon. Questo splendido Parco nazionale, celebre per i suoi pinnacoli, è più che altro un enorme anfiteatro erosivo, il tutto creato dal lavoro paziente dei acqua, vento e ghiaccio.

Il Bryce Canyon, esteso oper circa 145 km², ha un'altitudine che varia tra 2400 m e 2700 m ed è caratterizzato dalla straordinaria colorazione delle rocce, con sfumature che vanno dal rosso, all'arancio al bianco. Un panorama splendido, offuscato però, ancora una volta dalla pioggia che ci ha costretto ad una visita frettolosa.
Una curiosità: il nome deriva da quello di Ebenezer Bryce, che si stabilì qui con la sua famiglia nel 1880. Se a noi questo oggi sembra un posto fantastico, per Bryce altro non era che "il posto peggiore dove perdere una mucca".

Non era passato ancora mezzo secolo da questo insediamento che l'area venne proclamata prima monumento nazionale (1924) poi Parco nazionale (1928).

giovedì, luglio 02, 2009

Viaggio negli USA: Mesa Verde


11 agosto 2005

Lasciato il Canyon de Chelly ci siamo diretti alla Mesa Verde. Dall'Ariziona passiamo quindi in Colorado, ma i confini sono solo amministrativi... dal punto di vista culturale i legami sono fortissimi. Anche qui è possibile trovarsi a tu per tu con dei resti antichi, entrambi realizzati dalla stessa popolazione. La scoperta di questo sito si deve agli esploratori spagnoli che si imbatterono nella Mesa Verde durante una spedizione alla ricerca di una pista tra Santa Fe e la California. Qullo che li colpì furono i suoi tavolati ricoperti di alberi e da qui il nome. Le rientranze della roccia però continuarono a nascondere i villaggi abbandonati e la loro scoprta avvenne più tardi, nel 1873 alcuni cacciatori riferirono di aver visto i ruderi, che furono fotografati per la priva volta nel 1874 dal fotografo W. H. Jackson. Poi arrivarono le prime pubblicazioni, i primi studi e l'interesse crebbe. La Mesa Verde è Parco Nazionale dal 1906 ed è stato il secondo parco americano ad entrare nella lista dei Patrimoni dell'Umanità Unesco.


A differenza del Canyon de Chelly però questa volta non li abbiamo visti da lontano, ma li abbiamo praticamente toccati.

Si tratta di villaggi costruiti all'interno di rientranze della roccia, denominati cliff - dwellings. All'interno del parco nazionale di Mesa verde sono presenti circa 600 cliff dwellings, il più noto e il più grande è quello noto con il nome di Cliff palace

Bella anche la visita alla Mesa Verde, ma avrebbe meritato sicuramente più tempo, ma avevamo ancora l’incognita del pernottamento di questa notte. Con il cambio di programma avevamo disdetto la vecchia prenotazione, ma non eravamo riusciti a fare la nuova prenotazione.

Una ricerca che si è rivelata molto difficile, in questi giorni è tutto NO VACANCY. Abbiamo rischiato di dormire in macchina ma alla fine, in piena notte siamo arrivati a Page ed abbiamo trovare posto al Lake Powell Resort, un posto delizioso sul lago.

mercoledì, luglio 01, 2009

Viaggio in USA: Canyon da Chelly

11-12 agosto 2005

Un viaggio nel Far West non poteva dirsi completo se non includeva anche gli indiani. Tutto questo in Arizona, nel Canyon da Chelly. Qui siamo in piena riserva navajo e l'orologio deve fare i conti non solo con i fusi orari, che negli USA variano di zona in zona, ma anche sull'orario navajo, in vigore solo all'interno della riserva.
Siamo infatti giunti in terra navajo, gli indiani di Tex per capirci, ma anche la popolazione nativa americana più consistente.


Se credete che negli USA tutto è moderno e che non ci siano segni del passato di questa terra sbagliata... qualcosa di antico si trova. Resti che appartengono alla storia dei nativi americani, gli indiani appunto. Un esempio lo troviamo proprio nel Canyon de Chelly abitato dal 300 al 1300 circa. I resti situati nella Grotta delle Mummie furono realizzati nel 1280. dalla popolazione proveniente dalla Mesa Verde. Fu solo nel solo nel 1882 che una spedizione archeologica giunse in quest'area e scoprì l'antico sito.

Qui domina il panorama desertico, caratterizzato dalle alte e maestose pareti pareti rosse rocciose del canyon, ma lungo il fiume le condizioni ambientali consentono la presenza di macchie verdi, alberi come pioppi e querce, ma soprattutto zone coltivate, perché non bisogna dimenticarlo i navajo sono un popolo di agricoltori.

Qui il tempo e l'acqua ha agito per secoli, lavorando pian piano e disegnando un canyon con pareti che vanno dai 9 ai 300 metri.

Potrei dire che questo è il posto più bello che ho visto nel mio viaggio, ma mi limiterò a dire che uno tra i più belli e suggestivi. Forse perché ha un qualcosa di magnetico, di magico che negli altri parchi non ho trovato. Ognuno comunque ha la sua caratteristica che lo fa inserire tra le località più belle. La caratteristica del Canyon de Chelly forse è dato alla Spider Rock, alta circa 250 metri dove, secondo una leggenda navajo, visse la Donna Ragno.

Dopo aver pronunciato male il nome di questo posto ho poi scoperto che si pronuncia "Canyon de Shay", che poi siginfica semplicemente Canyon roccioso.

Al Canyon da Chelly avremmo voluto trascorrere due notti, ma studiando bene i percorsi abbiamo pensato che forse si poteva recuperare il Bryce Canyon, perso per la pioggia.

domenica, giugno 28, 2009

Viaggio in USA: Monument Valley

10 agosto 2005
Se ieri la pioggia ci aveva risparmiato, oggi è tornata a funestare la nostra giornata, mandando a monte il progetto da Calamity Jane. Una violentissima pioggia torrenziale che si è scatenata proprio poco prima del nostro arrivo ad un'altra delle mete top di questo viaggio, la Monument Valley.

Al parco siamo arrivati in ritardo per colpa delle indicazioni stradali. Il cartello per il visitor center è molto piccolo (spero che nel frattempo lo abbiamo sostituito) ed è facile andare oltre. Un trucco per non sbagliare è quello di ricordarsi che l’entrata del parco è Arizona, subito prima del confine con lo Utah, all’altezza del bivio per il Goulding’s Trading Post (emporio e lodge che ha fatto da campo base per molte produzioni cinematografiche).

Anche se dalle foto non sembra, pochi minuti dopo questi scatti si è scatenato l'inferno.


Le condizioni della strada erano proibitive anche per le jeep, figuriamoci per le nostre auto! Ci siamo così dovuti accontentare dello spettacolo offerto dalla terrazza del visitor center. E pensare che nostro desiderio era quello di fare un giro a cavallo, come veri cow boy. Per noi la Monument Valley rimane quella vista in tanti film western

Alla fine la pioggia poi si è placata, ma ormai la giornata era rovinata. Peccato! Mogi mogi ci siamo diretti al Canyon da Chelly dove avevamo dormito all’interno del parco.

venerdì, giugno 26, 2009

Viaggio in USA: Grand Canyon


9 agosto 2005
Dopo la pioggia del giorno precendente ci attendeva una giornata splendida, interamente dedicata al Grand Canyon. Una meta top del viaggio eppure non tutti la pensavano allo stesso modo... da una ragazza a fine giornata mi sono sentita anche il rimprovero di aevr perso troppo tempo. Secondo lei per vedere il Grand Canyon bastavano 15 minuti... arrivati al vista point ci si affacciava e il Grand Canyon era visto. Ma con che gente viaggio?!?! Perché non se ne sono rimasti a casa a vedere un documentario?

Il gruppo ormai mostrava alcune particolarità... insomma esigenze molto diverse... per la serie chi la vuole cotta, chi la vuole cruda si siamo divisi. Così ognuno era libero scegliere come trascorrere il pomeriggio. Chi in pullman, fermandosi solo a fare foto dagli overlook, chi invece ha optato per una piacevole escursione a piedi

Tutti d’accordo nel vedersi alle 19 al centro visita per poter ammirare insieme il tramonto e scambiarsi le esperienze della giornata.
I più soddisfatti sono stati quelli che, come me, hanno fatto l’escursione. Per gli altri, come ho già accennato, la giornata è sembrata troppo lunga.


Tra gli incontri da segnalare quello con i condor che volteggiavano in cielo e quello con gli scoiattoli... qualcuno un po' curioso che voleva sapere che cosa c'era nei nostri zaini e qualcuno che si godeva il panorama come noi in una posizione di tutto rispetto.

giovedì, giugno 25, 2009

Viaggio in USA: Zion Park

8 agosto 2005

Se ieri il pranzo in albergo era stato pessimo, questa mattina la colazione in albergo è stata lentissima. Visto che la sera precendete avevamo fatto le ore piccole nella luccicante Las Vegas ci eravamo svegliati tutti un po' più tardi... non potevamo immaginare che ai tavoli era in servizio una sola cameriera, una donna molto anziana che faceva fatica anche a prendere l’ordinazione per un semplice caffè.

Risultato... un'ora di ritardo sulla tabella di marcia.

Il programma della giornata prevedeva una visita allo Zion Park e al Bryce Canyon, ma un improvviso temporale ci ha fatto rinunciare al secondo, una delle mete più ambite di questo viaggio. Una cancellazione temporanea, l’intenzione comune era quella di provare visitarlo un altro giorno.

Meno bello del Bryce Canyon, lo Zion merita sicuramente una visita per il suo splendido ambiente dove la forza erosiva del Virgin River ha modellato la roccia disegnando le gole del canyon. Oltre all'interesse geologico lo Zion Park presente anche una grande varietà di flora e fauna, con specie a rischio di estinzione.


Il parco si può visitare comodamente utilizzando il bus navetta gratuito che con una serie di fermate conduce i visitatori nelle zone pià belle.

Una curiosità: il nome Zion fu dato a questa zona nel 1918 da un colono mormone, convinto di aver ritrovato qui la Sion biblica.

La giornata si è conclusa a Page dove abbiamo cenato in un locale delizioso con musica dal vivo, che ci ha permesso di scatenarci in improvvisate danze country.

mercoledì, giugno 24, 2009

Viaggio in USA: Las Vegas

7 agosto 2005

Non si può capire che sia veramente Las Vegas se non si vede di persona.
La cosa migliore è quella di arrivare di sera, per avere l'effetto del colpo d'occhio delle luci arrivando dal deserto.... Noi siamo arrivati intorno alle 19, nonostante l'orario non certo notturno, l’attraversamento dello Strip ha richiesto oltre un’ora a causa del traffico intenso.

Ora, con il famoso (e inutile) senno di poi devo dire che sarebbe stato meglio percorrere la parallela Industrial Str e prendere Main str, ma eravamo ipnotizzati dalle luci sfavillanti della città.

Per non perdere tempo abbiamo scelto di cenare in albergo e poi uscire. Anche in questo caso, con il senno di poi, possono dire che abbiamo sbagliato. La cena è stata pessima, una delle peggiori di tutto il viaggio.

Con la pancia, comunque, piena ci siamo tuffati nella sfavillante "Sin City" , tra piramidi, vulcani e città celebri come New York, Parigi e Venezia, rispettivamente con tanto Statua della Libertà, torre Eiffel e Piazza San Marco con tanto di gondole

Dopo il giro turistico per riempirsi gli occhi di luci, colori e atmosfere, c'è stato chi, senza successo, ha provato anche a riempirsi le tasche tentando la fortuna alle slot machine, e ai tavoli da gioco.

Anche se Las Vegas sorge praticamente in mezzo al deserto, il suo nome in spagnolo significa “I Prati” a ricordo delle aree verdi che esistevano nella zona alimentate da pozzi d’acqua.

lunedì, giugno 22, 2009

Viaggio in USA: Death Valley

7 agosto 2005

La tappa che abbiamo affrontato è stata decisamente impegnativa. La nostra destinazione finale era il Nevada, più esattamente Las Vegas, dove siamo arrivati attraversando uno dei luoghi più inospitali e al tempo stesso affascinanti della terra: la Death Vally, uno straordinario bacino a 86 metri sotto il livello del mare. Un parco nazionale sicuramente molto diverso da tutti gli altri degli USA.



« La Valle della Morte non è realmente così differente da gran parte del resto delle zone desertiche. È un po' più profonda, un po' più calda e un po' più secca. Quello che la fa sembrare diversa non è nient'altro che la nostra immaginazione. Perciò è una terra di illusione, un posto nella mente, un miraggio tremolante di ricchezze, di mistero e di morte » (Richard Lingenfelter)


Un attraversamento che, seguendo un itinerario articolato ci ha portato a Mormon Point, Bad Water (il punto più basso del Nord America), Devil’s Golf Course, Golden Canyon, Furnace Creek, Zabriskie Point.

Chiuso purtroppo l’Artistic Drive.


La temperatura esterna era a dir poco proibitavia, 48 gradi centigradi e la cosa che meno vi allettava era lasciare la nostra auto, o meglio l'aria condizionata. Se vi sembra un temperatura elevata, sappiate che Il picco di massima è stato registrato il 10 luglio 1913, quando la colonnina di mercurio toccò i +56,7 °C.

Con temerature così alte capirete che le nostre soste sono state limitata al minimo, dalla macchina siamo scesi solo per raggiungere i punti di interesse e fare qualche foto, poi di nuovo alla ricerca del fresco artificiale della macchina.

Viste le temperature e l'aria condizionata sempre accesa, temevamo di aver qualche inconveniente con l'auto... a bordo, oltre ad acqua potabile per tutti, anche una riserva per il radiatore... ma per fortuna non è servita.


Dimenticavo... visto l'ambiente desertico, in tutti i sensi, abbiamo affrontato l'attraversamento del parco con il pieno di benzina... rimanere a secco qui, dove tra l'altro i cellulari non prendono, sono è salutare!

Una curiosità: Parte delle ceneri di Marlon Brando, dopo la sua morte, furono disperse qui dal figlio Miko che le mischiò a quelle di un suo amico, l'attore Wally Cox, che Brando aveva conservato, all'insaputa della vedova, in casa.

venerdì, giugno 19, 2009

Viaggio in USA: Los Angeles

5-6 agosto 2005

Al nostro arrivo a Los Angeles decidiamo di attraversare la città in macchina prima di raggiungere il nostro hotel che si trova fuori Los Angeles, nella zona di Diseneyland.
Per prima cosa facciamo un giro per Beverly Hills a sbirciare tra le villette in stile californiano vista tante volte in tv o a cinema. Da quassù si gode anche un bel panorama. Che differenza rispetto alla Los Angeles bassa, quella della periferia che abbiamo incontrati per prima!

Stanche del viaggio ci siamo dirette poi in albergo ed abbiamo cenato al ristorante più vicino. Non avevamo gran voglia di riprendere la macchina e il locale cubano raggiungibile a piedi dal nostro albergo era una soluzione ottimale.

La mattina dopo ci siamo divisi, un gruppo ha scelto Diseneyland (56 $ pax), uno gli Studios (53 $ scesi poi a 43$ con lo sconto) e un terzo, ritenendo troppo care entrambe le mete ha preferito un giro per Los Angeles.

Io ho scelto gli Studios e non me ne sono pentita, anche se anche questo non è altro che un grande luna park tematico. In albergo avemo ritirato il buono che offre sul biglietto d’ingresso uno sconto di 10$ dal lun al ven e di 8$ nel fine settimana. Noi siamo andate di sabato, ma per un errore della cassiera abbiamo avuto lo stesso lo sconto di 10 $. All’ingresso il computer si è accorto dello sbaglio e ci ha bloccato. Noi non riusciavamo a capire cosa fosse successo, poi hanno chiamato un responsabile il quale ci ha prima spiegato come stavano le cose, ma ci ha fatto passre uguamente. Prima però ci hanno sequestrato i biglietti, la cassiera sicuramente non avrà avuto una bella giornata!


Abbiamo iniziato la visita con il trenino che ci ha portato in giro tra i vari set, questa forse è la parte pià interessante della visita, poi abbiamo iniziato a fare il giro delle attrazioni che, fatta qualche eccezione, non abbiamo trovato molto entusiasmanti, senza contare che ogni volta bisognava affrontare un bel po' di coda... insomma verso le 15 ne avevamo abbastanza e abbiamo lasciato gli Studios per proseguito la nostra visita di Los Angeles: Bel Air, ancora Beverly Hills e in macchina lungo Rodeo Drive (tanto non avevamo intenzione di comprare nulla e poi sono gli stessi negozi che si trovano nelle nostre vie lussuose... non vado certo a Los Angeles per guardare una vetrina di Gucci!) e ovviamente non potevamo tralasciare Hollywood con la i pazzi vestiti da personaggi del cinema lungo la Walk of fame, le stelle le impronte nel cemento e la celebre scritta "Hollywood" che campeggia sulla collina.
Poi via, alla volta di Venice.

Davvero da non perdere, per le sue casette che si affacciano sui canali e per la gente stravagante che popola il lungomare.

La nostra visita concideva con il centenario di Venice, la città infatti fu fondata nel 1905 da un tale Abbot Kinney un uomo ricchissimo che dopo il suo viaggio in Italia decise di ricreare Venezia per trasformare questa località un importante centro di turismo e divertimento. Un idea folle, ma che funzionò. Abbot fece scavare i canali e porto in California gondole e gondolieri. Il periodo d'oro di Venice fuorno i primi anni 20. Poi, nel 1923 si scoprì il petrolio e questo portò alla copertura di molti canali ed alla distruzioni di ponti ed edifici, con il conseguente declino, aiutato anche da un violento incendio che distrusse il molo e le sue installazioni.

Il recupero di Venice ebbe inizio negli anni 80 riportando, in parte, Venice all'antico splendore e facendo di questa zona un luogo molto ambito in cui vivere.


Nonostante la vita notturna, anche qui si cena presto e per non rimanere a pancia vuota siamo state costrette a ricorrere ad una pizzeria fast food.

giovedì, giugno 18, 2009

Viaggio in USA: verso Los Angeles II parte

5 agosto 2005


A Santa Barbara si aspettava una graditissima sorpresa... era la gioranta della giornata celebrativa dell’antico passato ispanico, con tanto di parata in costume. Ci sembrava di essere finiti in un film di Zorro!





Parcheggiata la macchina in costosissimo garage, si siamo perse tra la folla per partecipare a questa coloratissima festa. Poi abbiamo conquistato una postazione in alto e da qui abbiamo visto sfilare cavalli, cavalieri, dame, soldati, sceriffi e molto altro ancora.


Lasciata la parata ci siamo dedicate agli edifici storici della città... ma sicuramente quello che ricorderemo di più sarà proprio questa festa e le atmosfere che offriva.


Dopo Santa Barbara abbiamo fatto tappa a Santa Monica per una breve passeggiata sulla spiaggia e il tempo di mettere un piede in acqua, ma solo uno, fa troppo freddo. A questo punto mettiamo in dubbio la credibilità di tanti anni di Baywatch! Come si fa a fare il bagno con questo freddo? Non a caso i pochi che erano in acqua erano i surfisti ed avevano la mutina... e siamo in agosto.






mercoledì, giugno 17, 2009

Viaggio in USA: verso Los Angeles I parte

5 agosto 2005

Il viaggio verso Los Angeles ci ha regalato anche una deviazione molto gradita. Durante il viaggio ad abbiamo lasciato la statale e siamo usciti Los Alamos.

Non avevamo una motivazione particolare, volevamo solo dare un'occhiata ad un paesino statunitense e fermarci ad un bar. Quello che abbiamo scoperto è stato un paesino delizioso qui il tempo sembra essersi fermato. Ci siamo fermati a prendere un caffè (Lavazza) bevibile e una fetta di dolce ai mirtilli.

Il locale merita una sosta, è il Cafè Quackenbush, in Bell street: un incredibile connubio tra un bar e una galleria d’arte.

Nel bagno poi troverete anche una sagoma di John Wayne, a grandezza naturale. Io amante del cinema e dei film western non ho saputo resistere alla tentazione di farmi una foto spiritosa.

Eravamo pronti a ripartire con destinazione Santa Barbara seguendo ancora una volta la statale che corre lungo la costa, ma il barista ci ha consigliato in alternativa una strada secondaria: la 154 che passa per Los Olivos e costeggia il Lake Cachuma attraversando le colline.

Un paesaggio molto suggestivo... ed ecco che torna il cinema e il film Sideways.

martedì, giugno 16, 2009

Viaggio in USA: Monterey

4 agosto 2005
Lasciato lo Yosemite ci siamo diretti di nuovo verso la costa. La nostra meta era A San Luis Obispo dove avremmo trascorso la notte. Un viaggio caratterizzato dal passaggio in strade secondarie che attraversano frutteti e vigneti, il tutto mentre, strana coincidenza, la radio trasmetteva musiche della colonna sonora di “Sideways”.

Durante il viaggio ci siamo feramti a Monterey, la prima capitale della California, che ancora conserva antichi edifici coloniali.
Una delle attrattive di Monterey è il suo porto dove vive una colonia di leoni marini. Sono buffi e deliziosi al tempo stesso con il loro musetto
Vista l’ora che avanzava per cena ci siamo fermati lungo la strada in un ristorantino di Big Sur, un po’ caro a dire il vero, ma l’alternativa era saltare la cena. Quindi, tenuto conto anche delle difficoltà di questi primi giorni e la magra cena di ieri, ci siamo fermati e abbiamo mangiato pesce o bistecche. A San Luis Obispo siamo arrivati di notte.

lunedì, giugno 15, 2009

Viaggio negli USA: Yosemite National Park

3-4 agosto 2005
Yosemite, un sogno che stava per diventare realtà. Tra le mete che maggiormente mi affascinava di questo viaggio c'era lo Yosemite National Park.

Una meta ambita da molti, come ha dimostrato la difficoltà incontrata nel trovare una alloggio. E' stata dura, ma alla fine ci siamo riusciti anche se la sistemazione non era certo delle migliori. Pazienza, era tutto pieno e ci siamo dovuti accontentare anche se si trattava di n posto squallidissimo: una sorta di container, diviso in appartamentini con bagno, ma che bagno! Quella sera nessuno ha osato fare la doccia!

Per cena non abbiamo trovato nulla di aperto e ci siamo accontentati di un supermercato, dove abbiamo comprato pane, affettati, formaggio, acqua e frutta, per una cenetta arrangiata in veranda. Nessuno però si è lamentato, la vista del parco di Yosemite aveva entusiasmato tutti.
Il parco è infatti uno dei più antichi e prestigiosi di tutti gli Stati Uniti. Un parco straordinario e molto vasto, non basta certo un giorno per girarlo tutto ed appressare la sua ricca varietà di paesaggi di flora e di fauna. Conta circa 150 specie di uccelli e 85 di mammiferi e offre al visitatore un sistema di sentieri di oltre di mille chilometri.
A proposito di fauna qui abbiamo fatto il primo incontro con gli animali... nulla però in confronto di quanto avremmo incontrato a Yellowstone, ma di questo vi parlerò in un altro post.
Spettacolari e imperdibili le montagne che superano i 4 mila metri e segnano lo skyline di questo parco.
Le più celebri e più fotografate sono El Capitan, uno dei più grandi monoliti del pianeta, una roccia di granito alta 2308 metri e l’Half Dome alta 2700 metri, riconoscibile dalla caratteristica forma arrotondata.
Niente di speciale, almeno in estate, le Yosemite falls. Eppure, con i suoi tre salti d’acqua e un'altezza di 740 metri, sono le cascate più alte del Nord America.

Per completare la visita mancavano però le sequoie del bosco di Mariposa. Un appuntamento imprendibile, quindi per la mattina successiva abbiamo programmato un’alzataccia.
La sveglia puntata alle 5, alle 6 tutti in macchina, poi una veloce colazione a base di ciambelle e cappuccino e finalmente Mariposa e le sue sequoie.

Uno spettacolo indimenticabile.... le più famose sequoie della California sono qui e la loro vista ha messo a tacere chi voleva fare una deviazione per raggiungere il Sequoia N.P.

domenica, giugno 14, 2009

Viaggio in USA: San Francisco

"L'unico difetto di San Francisco è che non vorresti partire mai." Rudyard Kipling

2 agosto 2005
Quella di oggi doveva essere una giornata interamente dedicata alla città di San Francisco, ma lo è stata solo a metà.

Viste le peripezie del giorno precedente abbaimo dovuto ricomporci. Per prima cosa ho recuperato i due che avevamo lasciato a Venzia e siamo tornati in aeroporto, abbiamo così scoperto che erano stati mandati direttamente a San Francisco con posto in prima classe.
Quanto ai bagagli perduti la Luftansa ha dato loro 100 dollari per le spese di prima necessità.

Dopo aver raggiunto gli uffici della Alamo abbiamo incontrato il resto del gruppo fiunto da New York e ritirato le auto. Quando sono arrivati erano stanchi e rattristati per non poter visitare San Francisco. Il viaggio sembrava iniziare male, allora per rincuorarli ho proposto, a malincuore, di fermarci in città un giorno in più e saltare Yosemite.
La proposta è stata in un primo tempo accettata da tutti come la soluzione migliore, ma alla fine siamo tornati sui nostri passi e, con mia grande gioia, rimesso in agenda Yosemite NP.

Il giro della città è stato piuttosto veloce. Ma non ci siamo fatti mancare (quasi) nienti compresa la celebre nebbia.
San San Francisco è una città molto affascinante, per certi aspetti sembra più euorpea che americana, forse anche per le architetture delle abitazioni.
Di questa città il cinema e la tv ci mostrano tre cose in particolare... il Goleden Gate, la cable car e le discese e salite che caratterizzano il suo essere costruita su colline. Non i sette colli di Roma, qui sono addirittura una cinquantina ed offronto discese mozzafiato cheè stato molto emozionante affontare alla guida.
L'auto a San Francisco però l'abbiamo usata poco, molto meglio muoversi con i mezzi pubblici, in particolare con la cable car, e a piedi. e così ci siamo lanciati sull'itinerario proposto dalla Lonley Planet che ci ha portato a China Town, Nord Beach, Tower Hill, Russian Hill, Telegraph Hill per finire al porto per una cena a base di pesce.

Abbiamo anche sperimentato di persona la fredda estate di San Francisco e, nonosante avessimo un pile, abbiamo dovuto comprare qualcosa di più pesante.

"L'inverno più freddo che ho trascorso, è stata un'estate a San Francisco"
Mark Twain

Curiosità: Non tutti lo sanno ma il nome della città è dedicato a San Francesco d'Assisi, il nome attuale infatti deriva da quello che diedere gli spagnoli quando la fondarono nel 1776: La Misión de Nuestro Padre San Francisco de Asís

venerdì, giugno 12, 2009

Viaggio in USA, l'itinearario

Faccio un passo indietro per dirvi qual è l'itineario che abbiamo seguito... non è un esattamente un itinerario da prendere totalmente in considerazione perché è legato ad una serie di eventi che ci hanno costretto a fare delle modifiche strada facendo.

1 giorno: partenza

2 giorno: arrivo a San Francisco

3 giorno: Yosemite N.P.

4 giorno: Yosemite NP

5 giorno: San Luis Obispo/Los Angeles

6 giorno: Los Angeles

7 giorno: Death Valley/Las Vegas

8 giorno: Zion Park/Page

9 giorno: Page/Grand Canyon/Flagstaff

10 giorno: Flagstaff/Monument Valley/Canyon da Chelly

11 giorno: Canyon da Chelly/Mesa verde/ Page

12 giorno: Page/Bryce Canyon/Green River

13 giorno: Green River/ Salt Lake City/Idaho Falls

14 giorno: Idaho Falls/Gardinier (Yellostone)

15 giorno: Gardinier (Yellostone)

16 giorno: Gardinier (Yellostone)

17 giorno: Gardinier /Salt Lake City

18 giorno: Salt Lake City

19 giorno: Salt Lake City/New York

20 giorno: New York

21 giorno: New York - Italia

martedì, giugno 09, 2009

Punto di partenza... San Francisco

1 agosto 2005
Allora... avevo promesso di parlare del mio viaggio negli Stati Uniti... il punto di partenza è stato San Francisco, ma prima di arrivare abbiamo dovuto affrontare alcune peripezie.

Il nostro articolato piano di voli prevedeva di arrivare a Venezia, quindi a New York e finalmente a San Francisco.
Prima tappa, primo problema. Due persone, provenienti da Malpensa... sono rimaste a Venezia. Tutta colpa dell'Alitalia che gli ha fatto arrivare i bagagli a Venezia invece che alla meta finale. I due malcapitati hanno dovuto quindi recuperare le valigie, questo gli ha comportato l'obbligo di rifare il chek in, quindi l'impossibilità di prendere l'aereo. Ai due però non è andata poi così male... sono arrivati a San Francisco prima di noi, con un volo via Francoforte e posto in prima classe... certo una volta a destinazione hanno scoperto che una valigia era rimasta in Germania... ma è niente in confronto a quello che è capitato a noi.

Sul nostro volo viaggiava un giovane americano, un colosso... che durante il volo non ha fatto altro che bere whisky. Era il 2005 e non c'erano le restrizioni di oggi sui liquidi a bordo... il viaggio tra Venezia e New York e lungo... e bicchierino dopo bicchierino il tipo era decisamente brillo.

Ubriaco allegro? No, molto peggio. Ubriaco molesto.
Per tenerlo a bada è dovuto uscire dall'incognito il poliziotto che viaggiava a bordo del nostro volo... Tutto ciò è successo a metà del viaggio... quando cioè sotto di noi c'era solo una grande, grandissima distesa di acqua salata.... effettivamente non c'era molto da fare. Buttarlo ai pesci sarebbe stato troppo.

Il comandante però non si sentiva sicuro ad atterrare a NY con il poliziotto impegnato con l'ubriacone... dopo l'11 settembre si può pensare di tutto. Anche che l'energumeno alcolizzato fosse un diversivo per qualcosa... Che fare allora?

La scelta è stata quella di lasciarlo prima di arrivare a NY... anzi prima di arrivare negli USA. Così abbiamo fatto una tappa forzata in Canada, in una località chiamata Goose Bay. A un kilometro dal nulla!

Qui il tipo è stato sbarcato a forza, praticamente lo hanno buttato fuori! Dall'aereo abbiamo sentito il tonfo. Ad aspettarlo c'era un'autoambulanza.

Lasciare lui non era abbastanza. Il volo non poteva ripartire con i suoi bagagli nella stiva! E così hanno dovuto svuotare la stiva, bagaglio dopo bagaglio. Finamelemente, quando energumeno e bagagli erano in terra canadese, il nostro volo è ripartito. Il comandante si è scusato per l'inconveniente e siamo ripartiti subito... nessun ulteriore rallentamento: eravamo l'unico aereo presente in tutto l'aeroporto!

Finalmente NY in ritardo abissale... prima di atterrare ci avevano assicurato che la compagnia era conoscenza che molti avevano delle coincidenze sa prendere e che sarebbero stati assistiti... niente di tutto ciò. Siamo stati lasciati allo sbaraglio e viste le pratiche complicate negli USA anche per i passeggeri in transito... 11 persone del nostro gruppo sono rimaste a NY, con la promessa che sarebbero stati imbarcati sul primo volo del mattino per San Francisco.

Insomma, avevamo 15 letti prenotati e pagati a San Francisco... ma siamo arrivate solo in due. Io e un'altra ragazza che non avendo trovato posto sul volo degli altri, avevao il biglietto per quello in partenza due ore dopo.

E i due persi a Venezia non erano già arrivati, forse vi starete chiedendo? Si erano arrivati, ma visto che non avevano letto quello che io gli avevo scritto, non sapevano l'indirizzo dell'albergo!